Dario Fo, Dario fu, Dario è!

Sono stato con voi per novant’anni.

A molti ho amato rompergli le scatole, se mi è consentito dirlo. Sono stato pertanto amato e odiato. Sono stato drammaturgo, regista , attore, sceneggiatore, pittore. Qualche rapporto con la dario-fomusica.Contrastare il potere contro gli oppressi: fine ultimo della mia arte e mia battaglia politica. Ho creduto che tale obiettivo avesse potuto essere realizzato dai comunisti prima, dal M5S poi. E solo per non essere deportato in Germania da giovane presi parte alla R.S.I. Ma sorvoliamo a riguardo perché ancora mi vergogno.Io premio Nobel vi ho lasciato proprio il 13 ottobre, giorno della consegna dei Nobel.

Mi avete riconosciuto? Sono Dario Fo.

Tutto ha inizio quando da giovanissimo inizio a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Brera. In quel periodo inizio a scrivere drammi  che interpreto io stesso e il cui fulcro è la rottura del conformismo borghese.
Gli anni ’70 sono gli anni degli incontri che ti cambiano la vita. Parenti mi introduce a lavorare alla Rai con lo spettacolo Poer nano.

E in quegli anni incontro Franca, la donna della mia vita.

Fece lei il primo passo baciandomi, io ero intimidito dalla sua grande bellezza, dal suo fascino, dal suo spirito. Nel 54 ci sposiamo. Inizia la nostra storia d’amore bellissima difficile, tormentata, forte e lunga. Una storia d’amore lunga sessant’anni, fin quando lei quel maledetto giorno di tre anni fa mi lascia. Il nostro non è stato solo un sodalizio di vita ma anche artistico: nel 59 fondiamo la compagnia teatrale  Fo-Rame.

Sono gli anni del mio, ahimè, “teatro borghese“, non per gli argomenti ma perché si recita di fronte ad un pubblico borghese. Con il centro e un po’ di sinistra al Governo in quegli anni, io e Franca siamo chiamati per scrivere dei pezzi per il famoso varietà Canzonissima. Ci censurano duramente perché i nostri test6i denunciano la corruzione del clero e dell’ industria, denunciano la mafia e parlavano dei problemi delle masse popolari.Denunciamo tutto e decidiamo di abbandonare la TV e il pubblico borghese e di tornare al popolo.Al teatro preferisco le strade, le piazze, le fabbriche occupate per recitare. Siamo negli anni della rivoluzione sessantottina. Nel 68 alla compagnia Fo-Rame  si sostituisce la compagnia Nuova scena nel cui statuto io e Franca affermiamo di volerci mettere a disposizione delle forze rivoluzionarie.

Tra il 69 e il 70 nasce Mistero Buffo, la mia opera più conosciuta e rappresentata.

Si recita in gramelot, miscuglio di dialetti della pianura padana e si rappresentano le radici di varie tradizioni  popolari.Un unico messaggio ho voluta dare con quest’opera: “l’operaio conosce 300 parole. Il padrone 1000. Per questo lui è il padrone“.  Non ho altro da aggiungere. Con alcuni colleghi nel ‘ 70 do vita al Collettivo teatrale La Comune a cui è legata l’opera “Il suicidio di un anarchico“, scritta all’indomani della morte dell’anarchico Pinelli. Solo il successo tra il pubblico mi salva dalla repressione poliziesca e dalla censura.

Gli anni 70  sono anni duri.

Io e Franca  siamo accusati di coinvolgimento nelle  Brigate Rosse e così nel 73 a poca distanza dalla sede della DC, la mia amata Franca fu rapita da un commando fascista e violentata. È il momento peggiore della mia vita in cui mi sento piccolo e impotente. Anni dopo, con la forza di un leone, da donna forte qual era, racconta quanto accadutole sul palco. Grande esempio di incoraggiamento per le donne abusate. Nel ’77 torno alla Rai con il programma Il teatro di Dario Fo che danno notorietà alle mie opere in tutto i mondo e con la sigla “Cosa  aspettate a batterci le mani?“conquisto anche un posto nella hit parade. Ma non è il mio solo rapporto con la musica.

Ho scritto anche per il grande Jannacci:  “Ho visto un re” e “Vengo anch’io, no tu no“.  Anche cantando ho dato voce al popolo, agli esclusi  contro il potere. Una fissa direte voi.Una sorta di Robin Hood della parola che toglie la parola ai ricchi per dar voce ai poveri? Può essere. Ho fatto solo semplicemente ciò in cui credevo. Ma ho fatto anche l’attore non solo di teatro. Sono stato il dottor Azzeccacarbugli nello sceneggiato televisivo “I promessi Sposi” di Nocita.

E in ultimo pittore. Amo dipingere.

Il mio teatro nasce dalla pittura perché prima di scrivere, disegno. E i miei disegni popolano le mie sceneggiature. Ma il nobel l’ho vinto nel 97 per la letteratura, grazie alle mie 40 e più commedie e con tale motivazione “perché seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi“. E nel giorno dell’assegnazione dei Nobel, 13 ottobre, vi ho lasciato. Fino al 15 giorno dei miei funerali laici sono stato il fu Dario Fo, come ha affettuosamente dichiarato il mio amico vignettista  Vauro. Ma l’arte rende immortali e io sarò il “per sempre” Dario Fo.

Maria Rosaria Pianese

 photo credit: televisione E’ morto Dario Fo: Premio Nobel per la Letteratura via photopin (license)