Giornata della memoria. “Meditate che questo è stato…”.

“Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi. Entrando dal cancello d’ingresso  i soldati non possono fare a meno di leggere queste parole. Tale  scritta, infatti, sormonta il cancello stesso. I soldati vedono solo molta neve e avvertono un gran silenzio rotto unicamente dal rumore dei loro carri armati e dei loro passi.giornata della memoria

Essi non hanno svastiche disegnate sulle uniformi. Non sono Tedeschi ma Russi e sono giunti nel campo di sterminio di Aushwitz. È il 27 gennaio 1945.

Le ciminiere dei forni crematori del campo da metà gennaio ormai, non spargono nell’aria nero fumo e un acre odore di morte. Da metà gennaio in quei forni non bruciano più corpi. Non bruciano più uomini, donne, bambini. Vite. Vite spezzate. Anche le docce, dalle quali non è mai uscita acqua, sono chiuse. Il ministro degli interni Himmler, difronte all’avanzata dell’ armata rossa,già due mesi prima aveva dato l’ordine di distruggere le camere a gas di Birkenau e fermare quelle di Auschwitz. Non si produce più sapone con il grasso umano. L’ultimo appello generale, nell’ enorme piazzale antistante al campo, è stato fatto il 17 gennaio. Non ci sono più i Kapò: aiutanti delle SS. Non ci sono più le S.S. Non c’è più  la maggioranza dei prigionieri sopravvissuti.

Le S.S hanno evacuato il campo, difronte all’irrefrenabile avanzata dell’esercito russo. Migliaia di prigionieri vengono ammazzati. Moltissimi altri muoiono durante  la marcia forzata verso i campi di sterminio di nord ovest. Cinquantacinque chilometri di marcia. Chi cade o inciampa viene ammazzato. Nel campo sono ritrovate dai Russi settemila persone, per lo più le cavie umane del dottor Mengele. Maggiormente bambini.

Il campo è ormai semideserto, i forni sono spenti, le camere a gas non funzionano più. Ma i segni di morte sono ovunque. In quelle “docce”, in quei forni sono morti migliaia di persone, “colpevoli”  agli occhi dei nazisti e di Hitler, solo di essere Ebrei, una razza considerata  inferiore rispetto alla razza ariana superiore a cui i Tedeschi sarebbero appartenuti.

Di essi sono rimasti solo cumuli di ossa, di cenere, di scarpe, di cappelli, di occhiali e utensili, testimoni silenziosamente eloquenti dello sterminio di un popolo, di uno dei più efferati genocidi della storia umana, della fine di ogni dignità umana dell’inizio della più abominevole violenza, odio, efferatezza, del più feroce razzismo.

Tutto questo non si deve dimenticare. Non si può. Bisogna ricordare. Bisogna ricordare “andando per via, tornando a casa… altrimenti vi si sfasci la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi”.

Maria Rosaria Pianese