L’Azione Cattolica S.Agnese, ricorda don Peppe Diana

TEVEROLA – Dalla notte del Natale ’91 la croce dell’uomo è impalata nell’aversano.

Un quarto di secolo è trascorso e la voce di don Peppe Diana riecheggia sempre nella sana coscienza italiana.

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venir meno. Dio ci chiama ad essere profeti.” Così scriveva don Peppe pochi giorni prima di essere ucciso dai killer della camorra.

Dall’umano senso morale delle sue parole, il massimo sacrificio “per amore del mio popolo” ne incarna la perfezione al Vangelo.

In occasione della memoria di questo evento, si è tenuto nella parrocchia S. Giovanni Evangelista, Teverola, gremita di persone,  l’incontro “Non Tacerò …Per amore del mio popolo!”

L’Azione Cattolica S.Agnese, presieduta da Marianna Martino, sceglie di vivere il mese di gennaio invitando tutta l’associazione a riflettere e a confrontarsi su un tema così attuale e importante come quello della Pace, perché crede fortemente che sempre la Pace sia possibile. La Pace è infatti un ‘dono di Dio’ da invocare, ma anche ‘un’opera da costruire’ insieme, dai bambini ai ragazzi, dai giovani agli adulti.  Papa Francesco, nel suo Messaggio per la 50^ giornata mondiale della pace dal titolo ‘La non violenza: stile di una politica per la Pace’, ci ricorda che siamo di fronte ad ‘una terribile guerra mondiale a pezzi’, che l’unica risposta per costruire la pace è la pratica della nonviolenza come lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme … La nostra terra, continua Marianna, ha conosciuto un grande costruttore di Pace: don Giuseppe Diana”.

All’incontro, animato da giovani e giovanissimi, fortemente voluto da don Evaristo Rutino, che non fa mai mancare il supporto spirituale e morale, agli educatori dell’ ACR che si sono impegnati insieme con i ragazzi nella realizzazione delle attività,   ha partecipato don Stefano Giaquinto della parrocchia di San Michele Arcangelo di Casagiove, che ha rimarcato la figura e il “martirio” di don Peppe.

Con il documento ‘Per amore del mio popolo!’ – afferma don Giaquinto,  invitando i convenuti a rileggere quella lettera che 25 anni fa, fu una delle cause della sua  uccisione per mano della camorra, avvenuta il 19 marzo del 1994 –  Don Diana sapeva di osare anche al di là di quanto avrebbe potuto fare in quelle condizioni difficili, ma decise con consapevolezza di non tacere perché vedeva la sofferenza di tante famiglie. Era spinto a farlo dall’amore per la sua gente, per cercare di impedire a tanti giovani di percorrere le strade che portavano in braccio alla camorra che lui paragonava a una forma di terrorismo che incute paura.”

Don Peppe è un “martire”  che con il suo sangue, versato a terra, a fatto si che la terra si saldasse con il cielo – conclude don Stefano – a testimonianza del suo ‘coraggio’ per aver denunciato senza paura. La stessa paura che vi invito a vincere,  ad avere la forza di “parlare”, di essere servi, mai schiavi e di vivere il Vangelo ogni giorno. Dobbiamo osare di più, se vi capita gridate pure, perché per tutti ci deve essere spazio per la misericordia, bisogna essere baluardi della ‘resistenza’ ma soprattutto di un sole che riscaldi una  “primavera di democrazia

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