Donna Lenuccia e le napoletane della Resistenza

resistenza napoletanaGuardare questo ponte… che porta il mio nome, qui al rione Sanità, mi fa sempre un certo effetto. In questa giornata, poi, 25 Aprile, giornata della liberazione d’Italia da vent’anni di dittatura, vent’anni di fascismo, soprusi, violenze, privazioni e sopraffazioni l’emozione è tanta.

Un tumulto di sentimenti, sensazioni, ricordi. E ora che ricordo bene la nostra liberazione è avvenuta prima. Napoli  il 30 settembre del 1943 già aveva cacciato le truppe nazifasciste. Prima dell’arrivo degli alleati, Napoli era libera.

Aveva già vinto sul Terzo Reich. E  io, donna Lenuccia, all’anagrafe Maddalena Cerasuolo, quei giorni li ho vissuti da partigiana. Con elmetto e fucile in braccio ho difeso la  mia famiglia, la mia terra, la mia gente.

Ho difeso la fabbrica in cui lavoravo a Materdei dalle razzie tedesche. Incurante  del fatto che potessero rispettare o meno le convenzioni previste dal Patto di Ginevra, volli parlare faccia a faccia con il nemico e riuscii a negoziare con quei maledetti nazisti. In difesa del sopra citato ponte della Sanità, combattei al fianco di mio padre e dei partigiani di Materdei, del quartiere Stella e della Sanità.

Come me altre donne hanno imbracciato un fucile e sono scese in strada a combattere. Tante altre donne sono state protagoniste della liberazione di Napoli. Senza sosta combattemmo, con armi vere e improvvisate, per quattro giorni e quattro notti dal 27 al 30 settembre del ’43.

Piangemmo 168 caduti in quei giorni. Dall’armistizio dell’8 settembre, noi italiani eravamo divenuti per i Tedeschi i nuovi nemici da combattere. Fucilazioni, stragi, decimazioni. Noi donne, orfane e vedove, avevamo pianto i nostri padri, i nostri mariti, fidanzati, figli e fratelli. Allora, quando l’editto Sholl stabilì che trentamila giovani napoletani si presentassero spontaneamente ai centri di reclutamento pena la fucilazione, sentimmo  «’o sanghe ‘e vollere rint ‘e vvene».

Non avremmo più pianto figli e mariti, fratelli e fidanzati ma avremmo combattuto, fino all’ultimo sangue, fino allo stremo delle forze. Coraggio? Eroismo? Forse, semplicemente forza della disperazione  e voglia di dire basta. Basta al sangue, alla morte, alla guerra. Basta al fascismo, basta al nazismo. E una sola unanime volontà: ” libertà, libertà, libertà…”