Io sono Frida. Dipingo la realtà, la mia realtà

frida-kahlo-1140849_1920Mi chiamo Magdalena Carmen Freida all’anagrafe, ma i più mi conoscono solo come Frida.
Sono nata in Messico nel 1907 e mi piace raccontare che sono nata più tardi, nel1910, non per togliermi qualche anno di dosso, piuttosto questo è l’anno in cui Emiliano Zapata comincia la sua rivoluzione che è anche la mia, è la rivoluzione che mi ha partorita, il grembo che mi ha accolta prima e la culla del Partito Comunista Messicano che mi ha vista crescere come donna, come amante e come artista poi.

Ho vissuto poco, intensamente e con dolore, ma anche con amore. Ho amato l’arte, mio marito, i miei compagni e le compagne, ho vissuto all’ombra di un uomo il cui talento era ampiamente riconosciuto, un muralista e fotografo che amava molte donne ed io come lui ho amato molti uomini e donne, perché l’amore è libero, va oltre i preconcetti e il sesso. Diego Rivera, il mio più grande incidente e grande amore, ha commesso l’errore di tradirmi con mia sorella Cristina, non sono riuscita ad accettarlo e abbiamo divorziato, ma quello che ci legava era più forte di ciò che ci allontanava perciò decisi di risposarlo con la consapevolezza dell’infedeltà.

Io, Frida, ho amato il multiforme fervore intellettuale, ho amato il Comunismo ancor di più quando il governo lo ha dichiarato illegale e voleva arrestarci tutti. Potevo abiurare come Galileo, sono scappata in America e non rinnego nulla perché credo nei saldi principi del partito nel quale mi riconosco, perché credo nel potere delle donne e dell’arte, credo che una vita quasi spezzata a diciotto anni da un tram, trentadue interventi su tutto il corpo, la poliomelite e la sterilità sono pene ben più grandi di un governo che minaccia di arrestare i corpi con la certezza che mai potrà arrestare le nostre idee.

Sono una donna e faccio arte. Ho dipinto me stessa perché sono il soggetto che conosco meglio, che ho imparato a conoscere negli anni in cui ero costretta a letto a riflettermi in quello specchio sopra di me. Ho dipinto la mia libertà, la mia fuga e la mia salvezza e quella degli infermi grazie al marxismo. Ho anche posato per l’arte altrui e per mio marito che mi ha ritratta nelle fotografie di cui vado fiera.

Chi mi stava intorno, ha impiegato del tempo a capire me e il mio modo di esprimermi con i pennelli. Mi hanno annoverata tra i surrealisti, nel dipinto “lo que el agua me dio” (quel che l’acqua mi ha dato) addirittura mi hanno paragonata a Dalì. A me non piace. Io sono Frida, non Salvador e quella che ho dipinto è la realtà, la mia realtà.

Tina Iovine