Il pulmino giallo

busI raggi del mattino penetrano le tapparelle quasi serrate, una luce soffusa plana nel lungo corridoio.

Il rumore di una sedia stride in cucina, il gorgoglio della caffettiera augura il buon giorno.

Un getto d’acqua fa udire il suo scroscio.

Mario, un bambino di otto anni, nel suo lettino percepisce sommessi movimenti, attenuati dal ticchettio del topo-orologio, posto proprio lì, a fianco, sul comodino. Lentamente la sua manina fa capolino da sotto il lenzuolo, alla ricerca di quel movimento andante che di lì a poco avrebbe, con il suo trillìo, lacerato quel risveglio.

Dal corridoio l’avvicinarsi un’esile presenza e subito dopo: “Mario, alzati a mamma! Devi andare a scuola!”.

Il giorno di festa è già lontano e la corsa verso la tazza di latte, servita in cucina, apre la strada verso la prima campanella.

Mario giunge per primo verso l’auto parcheggiata nel vialetto di casa; col suo braccio alzato saluta gli amichetti che frequentano la stessa scuola, così, ogni giorno, come in un copione che si replica già da qualche anno.

Il click della cintura di sicurezza ed il via nel quotidiano pellegrinaggio verso quella scuola posta all’estremo lato della città. I motorini serpeggiano tra le auto, i semafori sempre rossi, i clacson s’impongono in quel serpentone metallico di monossido fumante.

Papà Antonio: “Mario! Cosa pensi? Da quando siamo partiti non hai detto una parola! Sei così taciturno!”

Il bambino: “Sai papi, ieri ho visto un film nel quale i bambini salivano su un pulman giallo per andare a scuola. Sai papi, li vedevo contenti perché si trovavano tutti insieme. Ridevano, scherzavano mentre il conducente con un cappello in testa, richiudeva le porte tirando una leva. I loro genitori li vedevano allontanarsi salutandoli contenti. Invece, spesso, dalla nostra macchina vedo i miei amichetti seduti in silenzio e i loro genitori alla guida già imbronciati. Papi, proprio come è ora la tua faccia!”

Le labbra di papà Antonio lasciano ora il posto ad un sorriso appena accennato.

Papà Antonio: “Mario è che c’è sempre tanto traffico davanti alla tua scuola! Mai un posto dove parcheggiare; rimettersi nel traffico poi! Guarda, non ne parliamo proprio.”

Il bambino: “Papi! E se i grandi invece mettessero per noi bambini anche qua i pulman gialli, come quelli che stanno nei film? Sai per farci più felici! Non sarebbe una cattiva idea! Vero papi?”

Per un momento il pensiero di papà Antonio ricorre a ritroso, si ritrova nella caffetteria del centro, seduto con gli amici tra proposte e progetti, diremmo oggi un’attivista impegnato nel sociale ma, subito la concitata tromba di un clacson lo riporta al presente.

Papà Antonio, allunga il suo braccio verso la portiera e sfiorando la ciocca di capelli di suo figlio con tono ironico gli dice: “Scendi Mario, altrimenti fai tardi!”.

Il bambino lancia l’ultimo sguardo per incontrare gli occhi del papà, frettolosamente già orientati sullo specchietto retrovisore, e con aria rassegnata si fionda sul suono dell’ultima campanella.