Sesso droga e Roccocò

Torna a trovarci, sulle nostre pagine, Domenico Gino Del Sonno. E con lui torna quello scorcio d’Italia di provincia di un tempo che fu. Immergetevi nella lettura e… gustatevi questo viaggio nelle trasgressioni. Buona lettura!

“Sono cresciuto in un paese di 5000 abitanti, dove se non andavi a messa eri un comunista.

Mio padre, comunista, non ci andava.

Io, figlio di un comunista, sì.

Mia madre indaffarata, con una famiglia numerosa da tirar su, non poteva, ergo, io facevo da sostituto per tutti.

A furia di frequentare icone ed altari, finii per abituarmi ai luoghi sacri, tanto da rimanerne affascinato.

Prendevo parte a tutte le rappresentazioni tipiche, come l’ultima cena per le festività pasquali.

Ad un mio amico, nipote del prelato, spettava sempre la parte di Gesù, perché aveva ” il physique du role”, al sottoscritto invece quello di Giuda l’Iscariota, non perché avessi il fisico adatto, bensì perché avevo un padre di sinistra.

Se non fosse stato per una rinuncia importante, come le ragazze, penso sarei stato un buon sacerdote.

Ora non è che ai nostri tempi fosse facile trovare una persona dell’altro sesso, che ci illustrasse in modo pratico la materia da noi agognata, sopratutto se si considerava che nel paese era ancora vivo il ricordo degli stenti del dopoguerra. Qui vigeva la regola non scritta, di ingozzare la prole come oche all’ingrasso, questo particolare, non trascurabile, restringeva la cerchia delle prede appetibili.

La prova la ebbi ad una festa di compleanno di un mio amico in terza media. Sembravamo la corte dei miracoli del Gobbo di Notre Dame, la migliore delle dame che potevamo esibire, aveva misure da Venere di Willendorf. La ricordo con un maglione rosso, con striscia bianca diagonale, all’epoca pare fosse di moda. In una fase di stanca, sarebbe potuta passare tranquillamente per un frigo della Coca-cola, l’unica differenza i baffi, il refrigeratore non ne aveva.Non è che noi maschietti ce la passavamo meglio, anzi, al taglio della torta mi trovai seduto tra l’incarnazione di Budda e Ghandi.

Per far colpo sul gentil sesso le provavamo tutte.

Mettersi in mostra era il minimo, come fare cose fuori dalle regole.

Siccome la magra paga che si riusciva a tirar su non ci permetteva di acquistare sigarette di marca, ripiegavamo su quelle a buon prezzo.

I tabagisti di oggi, non hanno idea di cosa significhi aspirare i fumi di una Nazionale senza filtro.

Dopo un paio di boccate era assicurata la visione della Madonna, altro che droga.

Lo scalmanato della nostra comitiva, Luigi, ( ho cambiato il nome per ovvi motivi) per far colpo su delle ragazze in attesa alla stazione ferroviaria, cominciò una folle corsa con l’immancabile sigaretta tra le dita, solo che lo sguardo divertito di una delle “prede” lo fece distrarre, e non si accorse di un palo della luce.

La tranvata fu talmente forte, che attirò l’attenzione dell’addetto alla biglietteria.

Dopo circa un mese ci annunciò che aveva ricevuto ” la chiamata”, e che Dio lo invitava al sacerdozio. Io non so quanto il Padreterno abbia influito in quella scelta, ma credo che la botta ricevuta possa aver aiutato, e non poco.

L’Estate per noi ingenui pargoli significava mare.

Il mare significava spiaggia, quindi ragazze in costume.

Semplice equazione, dettata dagli ormoni tenuti a stento a freno. Infatti non ci sembrava vero di poter ammirare ragazze, non più in abiti castigati, ma in costumi da bagno multicolori.

Spesso, però, la realtà non era all’altezza delle nostre aspettative, e più che modelle da Postal Market, l’arenile faceva da passerella a cameriere dell’ Oktoberfest.

Gli ormoni in questo caso facevano dietro front, e rientravano nei ranghi.

Il luculliano pranzo, al quale si sottoponevano i bagnanti, avrebbe stressato il prode Ercole, ma non i temerari del bagnasciuga.

La ” Parade” di pietanze stipate nei frigo, assumeva le sembianze di un collage senza senso. Ci trovavi di tutto, dalle frittate di maccheroni al pollo arrosto con patate, dal pandoro al Roccocò.

Nulla a che vedere con l’alimentazione diafana di oggi. I giovani, complice sopratutto i mezzi di comunicazione, sono succubi di un ordine d’immagine sempre eterea.

Prodotti sterili, che producono sterili prodotti.

Il colmo di tutto ciò, è che si divertono anche meno.”